La pasticceria di Viterbo che conquista l’alta ristorazione.

C’è una parola che racconta meglio di tutte il percorso de La Dolce Tuscia: ricerca.
Ricerca di qualità, certo, ma anche di identità, di direzione, di un modo diverso di stare nel mondo della pasticceria.

Siamo vicino Viterbo, dove questa realtà familiare è diventata negli anni un punto di riferimento per la pasticceria artigianale senza glutine destinata all’alta ristorazione. Un progetto che oggi guarda sempre di più ai ristoranti, lasciando volutamente da parte la grande distribuzione.

Tutto parte nel 2000 con Rizieri Tosi, che arriva da un mondo completamente diverso: il marketing.

L’idea iniziale è quella di produrre prodotti da forno per la GDO, ma il mercato non risponde come previsto. Dopo alcuni anni difficili e un contesto economico complesso, arriva la svolta.

Nel 2006 nasce ufficialmente La Dolce Tuscia con un cambio di rotta netto: meno quantità, più qualità. Una scelta che permette all’azienda di superare anche la crisi del 2008 e costruire un percorso più solido.

Oggi, al fianco del fondatore, ci sono i figli Franco e Camillo, coinvolti da oltre 15 anni nella gestione e nello sviluppo dell’azienda.

La vera svolta arriva con la decisione di puntare sul senza glutine.

Non come risposta a una nicchia, ma come posizionamento preciso: creare dolci che siano buoni per tutti, non solo per chi ha esigenze alimentari specifiche.

Nel tempo la gamma si amplia ulteriormente con prodotti senza lattosio e con progetti sviluppati insieme all’Università della Tuscia, lavorando anche su ricette con riduzione del colesterolo.

Un approccio che unisce artigianalità e ricerca scientifica, senza perdere di vista il gusto.

Uno degli elementi più interessanti del progetto è il controllo totale sulla produzione.

Tutto viene realizzato internamente:
dal pan di Spagna alle creme, dai bignè alla frolla. Nessun semilavorato.

Una scelta controcorrente, soprattutto in un settore dove sempre più spesso si lavora con basi già pronte.

Grande attenzione anche alle materie prime:

  • nocciole dei Monti Cimini
  • latte fresco da produttori locali
  • burro da centrifuga con alta percentuale di materia grassa

Il risultato è una linea di dessert pensata per la ristorazione: monoporzioni, torte e prodotti da fine pasto costruiti per dialogare con le cucine.

Nel 2026 La Dolce Tuscia inaugura un nuovo stabilimento, segnando un ulteriore passo in avanti.

La direzione però resta chiara: lavorare con il canale horeca, evitando la grande distribuzione. Una scelta che permette di preservare il valore del prodotto e confrontarsi direttamente con professionisti del settore.

Accanto alla produzione, arriva anche una novità: un punto vendita aperto al pubblico, che segna un’apertura verso un contatto più diretto con i clienti.

Oggi La Dolce Tuscia è presente in diversi ristoranti italiani e inizia ad affacciarsi anche sui mercati esteri.

Una crescita graduale, costruita senza forzature, che punta a portare fuori dai confini locali un’idea precisa di pasticceria: artigianale, territoriale e inclusiva.

In un panorama sempre più standardizzato, è proprio questa coerenza a fare la differenza.

Di Carlotta Bernardini

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