È uscita la Guida Puntarelle 2026, con le sue storiche Puntarelle d’Oro. Non una classifica, non una corsa al “più nuovo”, ma una selezione ragionata delle migliori aperture dell’ultimo anno a Roma e dintorni. Un lavoro che nasce dal tornare nei posti, confrontarsi, osservare continuità, identità e solidità.
Dal 2011 le Puntarelle d’Oro premiano i locali capaci di lasciare un segno. E il 2026 introduce anche una novità: accanto alle nuove aperture arrivano premi speciali dedicati a persone, piatti e idee che hanno alzato l’asticella della scena gastronomica romana.
Le Puntarelle d’Oro 2026 – Migliori nuove aperture



Ristorante – Futura
Il debutto solista della chef Anastasia Paris è uno di quelli che non passano inosservati. Venti coperti, quasi tutti al bancone con cucina a vista, formula chef’s table e una cucina che lavora il quinto quarto con rispetto e precisione tecnica.
Futura è un laboratorio intimo dove ogni piatto racconta una visione coerente e concreta. Accanto alla chef, i soci Flavia Ercoli e Luigi Carofilis completano un progetto che punta sulla sostanza, non sull’effetto.
Bottega – Partager Vino e Cose Buone
Dentro il Mercato Trionfale, Partager è molto più di un banco gastronomico. È uno spazio dove cucina e vino dialogano con naturalezza, tra memoria mediterranea e piccoli produttori selezionati.
Un progetto che restituisce centralità alla bottega contemporanea, come luogo di relazione e spesa consapevole.
Pizzeria – Avenida Calò
Francesco Calò e Chiara Maggio portano a Roma una pizzeria che si muove tra impasto identitario, percorsi degustazione e carta dei vini ragionata.
Avenida Calò dimostra che la pizzeria può anche essere ristorante, senza perdere anima. Non un modello da replicare ovunque, ma una possibilità concreta e ben costruita.



Street Food – Manero Burgers
Nel boom dello smash burger, distinguersi non è semplice. Manero Burgers, a Garbatella, riesce a farlo evitando il cliché modaiolo.
Bun, salse e componenti fatti in casa, equilibrio e coerenza: il progetto di Tommaso De Sanctis dimostra che anche il panino più pop può essere rigoroso.
Caffè – Luna
Naturale evoluzione del percorso iniziato con Faro, Luna mette al centro lo specialty coffee ma amplia l’orizzonte.
La tazzina resta protagonista, ma il progetto accompagna tutta la giornata con una proposta che unisce caffetteria contemporanea e ristorazione, in modo armonico.
Format originale – Marti Tavola Francese
Margaux e Jean Baptiste portano a Roma un’idea di convivialità che supera la distinzione tra sala e cucina.
Marti Tavola Francese non è un ristorante francese classico, ma una tavola condivisa, tra cene su prenotazione ed eventi privati. Un format domestico e raffinato insieme.



Cucina internazionale – Sakaba Ie Koji
Lo chef Koji Nakai firma la prima sakaba romana, sempre in zona Prati.
Cucina panasiatica, forte centralità del sake e possibilità di mezze porzioni per favorire la condivisione: l’esperienza è autentica, soprattutto se vissuta al bancone.
Enoteca con cucina – Concreto. Cucina e Vino
Il progetto di Enrico Camponeschi punta su essenzialità e dialogo tra piatto e calice.
Spazio raccolto, carta vini italiana orientata ai piccoli produttori e cucina misurata ma precisa: un’esperienza conviviale e sincera.
Ristorante in hotel – Cafè Romano
All’interno dell’Hotel d’Inghilterra, Cafè Romano si inserisce nel restyling della storica struttura con una proposta firmata dallo chef Andrea Sangiuliano.
Tradizione romana e italiana alleggerita, ingredienti stagionali e attenzione al km Lazio: un ristorante d’hotel che dialoga davvero con la città.


Forno – Forno Ritorno
A Testaccio torna il forno di quartiere, contemporaneo ma radicato nella tradizione.
Pane con farine selezionate, sfogliati, pizzette rosse e caffè specialty: un indirizzo semplice e necessario.
Pizza al taglio – Inferno Pizza Bar
A Garbatella, i fratelli Giglietti consolidano la loro presenza con un progetto dedicato alla pizza al taglio romana, semplice e riconoscibile.
Tradizione, qualità e spirito di quartiere: un modello popolare ma curato.
I Premi Speciali 2026
“La pizza che ha fatto la differenza”: La “pollo e patate” di Alessandro Ruver di Ruver Teglia Frazionata
Un omaggio alla rosticceria romana: pollo marinato con aglio, salvia e rosmarino, patate lesse e mozzarella. Tecnica, memoria e personalità in una teglia che racconta la nuova generazione della pizza romana.
“Il servizio che non si dimentica”: Alessandra Serramondi di Dogma
Classe naturale, accoglienza mai forzata e grande competenza enologica. Insieme a Gabriele Di Lecce forma una delle coppie più solide della ristorazione capitolina.
“Il panificatore dell’anno”: Giacomo Carlizza di Zampa Forno Etico
Un forno di quartiere che diventa punto di riferimento grazie a lavoro quotidiano, filiera consapevole e rapporto umano. Il pane come gesto serio e concreto.
“Il piatto dell’anno”: Il ramen di Koû Koû
Lo chef Wataru Izumo firma un ramen che racconta la sua storia personale e la tradizione giapponese più autentica. Un piatto identitario che consolida Koû Koû come riferimento romano per la cucina nipponica.
“La carta dei vini più visionaria”: Daniele Mari di Clementina Pizzeria
Una carta ispirata alla composizione di un’opera lirica, profonda, personale e fuori dagli schemi. La dimostrazione che anche in pizzeria si può fare cultura del vino ad altissimo livello.
“Rivoluzione e coraggio”: Chiara Pannozzo
La scelta di lavorare in pop up, senza sede fissa, parlando apertamente delle difficoltà del settore e dimostrando che talento e determinazione possono costruire un pubblico fedele.
Le Puntarelle d’Oro 2026 raccontano una Roma gastronomica sempre più ibrida, consapevole e competitiva. Una città che continua ad aprire, ma dove emergono soprattutto i progetti capaci di costruire identità e continuità. Non solo dove si mangia bene, ma chi sta alzando il livello della ristorazione romana.
Di Carlotta Bernardini

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