Un punto di riferimento per chi cerca un’esperienza dove l’eccellenza del calice incontra la convivialità senza filtri.
Nel vibrante panorama capitolino, Grado Enoteca si presenta come un punto di riferimento per chi cerca un’esperienza dove l’eccellenza del calice incontra la convivialità senza filtri. Situato fra le mura di un quartiere dinamico e ricco di uffici, il locale rompe gli schemi della ristorazione classica per abbracciare il concetto di “enoteca con cucina”, fondendo l’eleganza del tapas bar spagnolo con il calore della cicchetteria veneziana. Grado non è solo un luogo dove bere bene, ma è uno spazio pensato per la condivisione. Con 26 posti interni e 12 esterni, l’ambiente invita a vivere il vino in modo pop e dinamico.

L’identità di Grado è stata definita con il tempo da Riccardo Carascon, professionista di 26 anni che ha costruito la sua carriera partendo dal basso. Dieci anni fa i primi passi nell’eventistica, per muoversi poi con la formazione quale bartender esperto in miscelazione molecolare e old school, Riccardo è stato protagonista per quattro anni al ristorante Parnaso di Piazza delle Muse, dove ha scalato le varie posizioni: da bartender a bar manager, fino a conseguire il diploma da sommelier e diventare direttore di sala.
“Mi è stato proposto di prendermi cura di questo locale e ho accettato la sfida – racconta Riccardo – ho iniziato praticamente da zero, aggiungendo un tassello alla volta per costruire quella che è l’identità di oggi, un’enoteca con cucina, con una grande ricerca sul mondo del vino”. Il lavoro del giovane sommelier, ampio e dettagliato, si traduce in una carta vini molto ricca e interessante, che ha una particolarità: non è scritta.
“Porto io la gente al frigo o presento le bottiglie al tavolo – spiega Carascon – e questo è un tipo di approccio che la gente apprezza, perché ciò che bevono è esattamente quello che stanno cercando. Spesso chi chiede un vino ‘secco e minerale’ in realtà preferisce qualcosa dalle note aromatiche, ma non conosce le differenze; il mio compito è renderli consapevoli di ciò che hanno nel calice”. Anziché farsi sedurre dal trendy e dai nomi prestigiosi, da Grado si ascolta il proprio gusto, e la narrazione che Riccardo fa di ogni bottiglia, presentando di volta in volta al tavolo quelle che possono essere le migliori bottiglie per ogni cliente.

La selezione vinicola annovera circa 300 etichette, con un’attenzione maniacale ai piccoli produttori indipendenti e ai vitigni autoctoni. La cantina si compone per circa il 90% di referenze da tutto lo Stivale, e la restante parte proviene dall’estero. Ogni bottiglia porta con sé una storia, un lavoro di ricerca, la rappresentazione del suo territorio. Fra le tante realtà presenti, degne di nota sono etichette come l’Amaury Beaufort Champagne Blanc de Noirs Brut Nature, con una verticalità e mineralità senza compromessi; Arpepe Valtellina Superiore “Il Pettirosso” D.O.C.G., un Nebbiolo delle Alpi dall’eleganza sottile; o Vevey Marzano Blanc de Morgex e de la Salle D.O.P., viticoltura eroica ai piedi del Monte Bianco. E ancora, si spazia dalla potenza calda del Cannonau di Mamoiada di Giuseppe Sedilesu “Grassia” Riserva D.O.C., al blend solare di vitigni rari della Costiera di Tenuta San Francesco “Per Eva” Costa d’Amalfi, fino a Thomas Niedermayr “Summ” (Vino PIWI), la frontiera moderna dei vitigni resistenti e puliti.

La cucina di Grado, prevalentemente italiana con contaminazioni regionali (grazie anche alle origini calabresi della proprietà), si adatta ai diversi momenti della giornata.
Per due sabati al mese, Grado organizza i percorsi regionali: serate a tema con 3 portate tipiche e 3 calici in abbinamento per far scoprire il panorama culturale e culinario italiano. Il calendario degli appuntamenti riprende da fine febbraio partendo dalla Sicilia e risalendo poi dalla Calabria e lungo tutto lo Stivale fino alle regioni alpine. Inoltre, la location è disponibile in esclusiva per eventi privati e feste, garantendo un’atmosfera intima e curata nei minimi dettagli.
CONTATTI
Via Alessandria 56,
06 2440 4792
Di Elisabetta Rubino
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