Progetto vinicolo firmato da quattro amici – Gianmarco Diorio, Rocco Caroselli, Luca Di Marzio e Fabio Gentile.
Non avevano vigne di famiglia, non avevano un enologo, non avevano capitali importanti alle spalle ma avevano però un’idea chiara, una buona dose di incoscienza e un legame profondo con il territorio. Così nel 2019 nasce Icaro, progetto vinicolo firmato da quattro amici – Gianmarco Diorio, Rocco Caroselli, Luca Di Marzio e Fabio Gentile – diventato in pochi anni uno dei nomi più riconoscibili dei Castelli Romani.

Icaro è un acronimo che richiama i Castelli Romani, ma è anche una dichiarazione d’intenti. Un volo ambizioso, forse azzardato, come quello del mito. I fondatori stessi definiscono l’inizio del loro percorso “imprudente”: nessuna tradizione familiare nel vino, nessuna vigna di proprietà, nessun enologo strutturato a guidarli.
Il collante tra loro? L’amicizia e percorsi professionali diversi: ristorazione, comunicazione, sport. Il vino diventa il punto d’incontro. Un desiderio coltivato nel tempo, nato mentre il movimento del vino naturale viveva uno dei suoi momenti più vivaci.
Fin dall’inizio l’obiettivo è chiaro: produrre un vino da osteria, buono, conviviale, capace di far stare bene le persone. Accessibile nel gusto e nel prezzo.

In un contesto dove il vino naturale rischia spesso di diventare una nicchia autoreferenziale, Icaro sceglie un’altra strada: bottiglie sotto i 10 euro, senza inseguire macerazioni estreme o etichette da collezione. Una scelta coerente che nel tempo si è rivelata vincente.
Il percorso parte in modo quasi artigianale. Prima una vendemmia di prova nel 2018, poi nel 2019 l’affitto di una micro-cantina a Genzano, poco più di un garage. Solo in un secondo momento arrivano le vigne, anch’esse in affitto: tre ettari con piante radicate dagli anni Settanta.
Le prime bottiglie escono nel 2020: mille pezzi, esauriti in pochissimo tempo. Oggi la produzione sfiora le 20.000 bottiglie annue.

Da poche settimane il progetto ha compiuto un ulteriore passo: una nuova cantina in fase di ristrutturazione a Velletri, più ampia e più vicina ai vigneti, con l’idea di sviluppare anche un’accoglienza strutturata.
Le vigne riflettono la tradizione mista dei Castelli Romani:
Malvasia di Candia e Trebbiano per i bianchi
Cesanese, con piccole percentuali di Montepulciano e Sangiovese, per i rossi
Bellone, vinificato anche in una breve macerazione di tre giorni per il macerato “Bellissimo”
Le etichette più rappresentative sono: Nemico, il bianco fresco e diretto e Operaio, il rosso “popolare”, nato dall’unione delle uve rosse.
Vini che raccontano una romanità leggera e contemporanea, sostenuta anche da un’identità grafica forte e riconoscibile.
Se a Roma e nel Lazio Icaro è ormai un nome conosciuto, soprattutto tra un pubblico giovane e tra ristoratori che lavorano in modo diretto con i produttori, è all’estero che il progetto ha trovato uno sbocco sorprendente.
Circa l’80% della produzione viene esportato tra Europa, Stati Uniti e Australia. Un dato che accomuna molte piccole cantine artigianali italiane e che contribuisce a portare il nome dei Castelli Romani oltre i confini nazionali.

Dopo i primi anni di confronto con il vignaiolo locale Marco Colicchio, i quattro soci hanno scelto di proseguire in autonomia. La filosofia è semplice: lavorare in modo accurato in vigna per ottenere uve sane e intervenire il meno possibile in cantina.
Da un garage a una cantina strutturata, da mille a ventimila bottiglie, da un progetto “imprudente” a una realtà consolidata: Icaro dimostra che nei Castelli Romani il vino può ancora essere racconto, territorio e soprattutto condivisione.
Di Carlotta Bernardini
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