Un luogo che cambia pelle, senza dimenticare il passato.

Dopo settimane di prove, rodaggio e soft opening, Elephant ha finalmente aperto le porte a Roma. Siamo a San Lorenzo, nella sua anima più silenziosa, lontana dal caos più prevedibile del quartiere. Per ora si parte con un’apertura mirata – giovedì, venerdì e sabato – ma l’idea è chiara: crescere nel tempo, tra pranzi, Sunday roast e cene con vignaioli.

Dietro il progetto ci sono cinque soci e amici di lunga data, con percorsi diversi ma un punto in comune: la passione per cibo e vino. Quella che inizialmente sembrava “una follia” – aprire un ristorante insieme – si è trasformata in qualcosa di concreto a partire da giugno 2025, quando iniziano i lavori in uno spazio che ha vissuto mille vite.

Il locale è stato di tutto: ristorante, pizzeria, carrozzeria, negozio di busti medici, persino un veterinario. Oggi rinasce grazie al lavoro dell’architetta Alessandra Pedone, che ha scelto di mantenere un’estetica essenziale e autentica, lasciando emergere la natura più grezza dello spazio, intervenendo solo su funzionalità e sicurezza.

Dentro ci sono circa 30 coperti, più 8 al bancone e una cucina a vista incorniciata da due grandi arcate. Fuori, qualche tavolino – per ora d’appoggio – che anticipa un’espansione futura.

A definire l’identità visiva è l’opera dell’artista inglese David Shrigley, “Elephant Chooses To Stand On Your Car”: un elefante seduto su un’auto, simbolo di una forza gigantesca ma allo stesso tempo leggera e spontanea. Un’immagine che racconta bene anche lo spirito del ristorante.

Il menu cambia ogni settimana, ma in realtà evolve anche di giorno in giorno, seguendo ingredienti, fornitori, stagioni e intuizioni. Un piatto può nascere da un viaggio, da una bottiglia di vino o da un incontro casuale.

Tutto è pensato per essere condiviso, mescolato, interpretato liberamente.

La linea è chiara: ingredienti di qualità, lavorazioni curate, risultato semplice e conviviale. Piatti “da chiacchierata”, più che da definizione.

In cucina si lavora con pochi elementi – tre o quattro ingredienti per piatto – senza riferimenti rigidi a una tradizione precisa.

A breve arriverà anche una brace a legna, che permetterà di lavorare la materia prima in modo ancora più diretto. Senza però scivolare nel cliché della griglia tradizionale.

Il progetto nasce dall’incontro di competenze diverse: Luca Marengo, tra scrittura e comunicazione, Valentino Cuzzeri, marketing e innovazione digitale, Andrea Gentili, esperienza nel mondo dell’hospitality, Paolo Sarimari, creativo tra moda e musica e Manfredi Bosca, chef (già Bottega Tirso), che firma la cucina.

Un gruppo eterogeneo che ha scelto di costruire un luogo aperto, fluido, in continua trasformazione.

Anche il bere segue la stessa filosofia. Il focus è sul vino, con una selezione in crescita tra bottiglie e mescita, senza rigidità: la base è naturale, ma lo sguardo resta aperto anche a etichette più classiche.

Accanto, una proposta essenziale di cocktail da american bar – Americano, Negroni, Milano-Torino – con qualche twist in arrivo, e due signature drink nati da viaggi tra Londra e New York.

Il risultato è uno spazio che funziona a tutte le ore: aperitivo, cena o dopo cena.

Elephant è uno di quei posti difficili da incasellare. Non segue regole, non cerca definizioni, e forse è proprio questo il punto.

Un ristorante che cambia continuamente, proprio come la città che lo ospita.

CONTATTI

Via degli Irpini, 22
3394055628

Di Carlotta Bernardini

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