Tra street food evoluto, ritorni importanti e nuovi format, la città aggiunge altri indirizzi da tenere d’occhio.

Ad aprile Roma continua a muoversi, e lo fa con una nuova ondata di aperture che raccontano bene la direzione della scena gastronomica in questo momento: più informale, più ibrida, ma sempre più consapevole. Tra street food evoluto, ritorni importanti e nuovi format che mescolano vino, cucina e socialità, la città aggiunge altri indirizzi da tenere d’occhio.

Street Smash Burgers, catena nata in Portogallo e già passata da Milano, che arriva anche a Roma in zona Piazza Bologna. Il format è diretto: pochi elementi, ben eseguiti. Smash burger, quindi carne schiacciata sulla piastra, menu snello e varianti che giocano su abbinamenti semplici ma efficaci, accompagnati da patatine classiche o arricchite.

Scambio Cucina Condivisa, evoluzione del precedente Aede. Qui il focus si sposta su una cucina più accessibile e conviviale, fatta di piatti pensati per stare al centro del tavolo. Comfort food, ingredienti riconoscibili e una formula degustazione accessibile che racconta bene una tendenza sempre più diffusa: meno rigidità, più esperienza condivisa.

Retrobottega, cambia casa e si sposta all’interno del progetto rhinoceros. Una nuova location che promette di ampliare l’esperienza: non solo ristorante, ma anche terrazza, vino e caffè, mantenendo quella dimensione intima e sperimentale che lo ha reso uno dei riferimenti della città.

Attilio, un wine bar contemporaneo che punta su un’atmosfera informale ma curata. Qui il vino – con particolare attenzione agli Champagne – è il vero protagonista, accompagnato da una proposta gastronomica semplice ma pensata. Importante anche il ruolo della musica, elemento sempre più centrale nei nuovi spazi romani.

In zona Prati apre Tullia, progetto firmato Fedegroup, che lavora su una romanità più elegante, pensata anche per un pubblico internazionale. In carta troviamo i grandi classici – carbonara, saltimbocca – accanto a pizze e cocktail ispirati alla città. Un format che si muove tra ristorante e hotellerie, senza perdere identità.

All’interno di The Sanctuary debutta Kai Omakase, un ristorante da soli 20 coperti che porta a Roma la formula giapponese più immersiva: un lungo bancone, cucina a vista e percorso guidato. Un format sempre più presente anche in città, che punta sull’esperienza più che sulla quantità.

Un’altra apertura interessante è Felice On The Go, spin-off della storica trattoria di Testaccio. Qui la cucina romana diventa street food: piatti iconici in versione veloce, senza perdere identità. Un modo intelligente per portare la tradizione fuori dal contesto classico.

Più di nicchia il progetto di Layla, che ruota attorno a una materia prima precisa: i gamberi di Mazara del Vallo. Il format è minimale ma mirato, con un’offerta che combina crudo, caviale e Champagne, pensata per un pubblico specifico e per un’esperienza quasi da banco.

Sul fronte pizza, arriva Bassa Pizza Popolare, che punta su un impasto basso e croccante, con prezzi accessibili e una proposta diretta. Sempre legato al mondo dei lievitati, apre anche Forno Bianchi a Garbatella, progetto personale che mescola tradizione familiare e visione contemporanea.

Interessante anche Kalavrì, che porta a Roma la pizza alla pala calabrese, con ingredienti e condimenti che raccontano un territorio preciso, mantenendo forte il legame con le origini.

Infine, Bar Sogno firmato da un gruppetto di amici, di cui alcuni con all’attivo già altre esperienze nel mondo della ristorazione. Sono Dario Cevoli, Jacopo Lavecchia, Giulia delle Cave e Riccardo Davoli, che hanno messo testa e corpo in questo nuovo baretto di quartiere, già preso d’assalto ma in fase di messa a fuoco della proposta. Arriveranno anche i tavolini esterni e l’offerta potrà ampliarsi nel corso della giornata. Per ora si può venire dalle 18 e prendere un bicchiere di vino da una piccola mescita o un drink abbinando qualche piatto semplice da enoteca, compresa la leggendaria scrocchia del Forno Marchetti.

Aprile conferma quindi una tendenza già evidente: Roma non smette di aprire, ma soprattutto cambia modo di farlo. Meno formalità, più identità. Meno rigidità, più contaminazione. E una scena che continua a evolversi, tra sperimentazione e ritorno alle basi.

Di Carlotta Bernardini

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