Un buon motivo in più per guardare oltre Roma e andare a bere (bene) appena fuori città.

Quando si parla di Castelli Romani, il pensiero corre subito al Frascati e alla tradizione delle fraschette. Ma negli ultimi anni, accanto all’immaginario più popolare, si è fatta strada una nuova generazione di vignaioli che lavora in modo artigianale, con attenzione al territorio, alle varietà storiche e a un’idea di vino più contemporanea, fresca e identitaria.

Tra Monte Porzio Catone, Grottaferrata, Lanuvio, Genzano e Frascati, ecco una selezione di cantine che raccontano il volto più interessante dei Castelli Romani oggi.

Cantina Ribelà – Monte Porzio Catone

Tra le realtà più longeve del panorama artigianale castellano, Ribelà è una vera e propria istituzione per chi segue il vino “di territorio” nel Lazio. Daniele Presutti lavora in un vallone chiamato Pentima dei Frati, da cui nasce anche il nome di una delle sue etichette più rappresentative, Pentima.

Qui i vini cambiano spesso, ed è proprio questa una delle cifre stilistiche della cantina: ricerca continua, sperimentazione e soprattutto il recupero di varietà storiche come la Malvasia rossa, praticamente scomparsa dai Castelli Romani e sostituita nel tempo dalle versioni più aromatiche. Un lavoro che ha avuto anche un impatto culturale, oltre che enologico, nel ridefinire l’identità del vino della zona.

La Torretta – Grottaferrata

Oltre a olio e miele, l’Azienda Agricola La Torretta è oggi una delle cantine più affascinanti dei Castelli Romani. Guidata da Riccardo Magno e Maria Enqvist, vanta una doppia certificazione: biologica e biodinamica (Demeter).

La cantina è un vero unicum: una vecchia cisterna romana scavata nella pietra, dove il vino riposa in anfore interrate. Un luogo fuori dal tempo, con una vista che domina Roma e una forte identità agricola. Qui nasce quella che per molti è una delle Malvasie più interessanti dei Castelli, concentrata e profonda. Da segnalare anche il recupero delle botti di castagno, realizzate dall’ultimo bottaio storico della zona, Alfredo Sannibale: un gesto che unisce memoria e futuro.

Vin Viandante – Lanuvio

Vin Viandante rappresenta la nuova generazione del vino castellano. Cesare Pennacchia, dopo anni da enologo cantiniere per altri, ha deciso di mettersi in proprio: prima vinificando in appoggio, poi rilevando una cantina storica di Lanuvio per imbottigliare direttamente.

Il suo è un approccio tecnico ma mai rigido: lieviti autoctoni selezionati, vini puliti, prezzi accessibili e una forte attenzione a vitigni come Malvasia e Cesanese. Proprio il Cesanese, qui, trova una versione leggera, fresca e immediata, spesso declinata anche in rosato: un vino pensato per essere bevuto con naturalezza, che punta tutto sulla bevibilità e sulla freschezza.

Icaro Vini – Genzano

Se c’è una cantina che incarna lo spirito più libero e “selvatico” dei Castelli Romani, quella è Icaro Vini. Quattro soci giovanissimi, nessuno con un background classico in enologia, ma una grande voglia di sperimentare, confrontarsi e crescere insieme.

La cantina ha base a Genzano, ma le vigne sono sparse in diversi punti dei Castelli Romani. I vini hanno un’anima scanzonata, diretta, ma sempre centrata, e raccontano un modo di fare vino conviviale e contemporaneo. Oltre alle bottiglie, Icaro è anche eventi, incontri, fermento culturale. Tra le etichette più rappresentative c’è Operaio, un rosso fresco che è diventato quasi un manifesto del loro stile.

Merumalia – Frascati

Merumalia è una realtà tutta al femminile, che lavora nella parte bassa di Frascati e propone due linee di vino: una a fermentazione spontanea e una più vicina a un’impostazione convenzionale. La storia parte da Luigi Fusco, ex ingegnere dell’ESA, che una volta in pensione ha deciso di dedicarsi alle vigne. Oggi l’azienda è portata avanti dalla moglie e dalle figlie: Maria Teresa, Claudia, Flavia e Giulia.

Tra i vini più interessanti spiccano il Bombino Bianco in purezza, non così facile da trovare, e il blend di Malvasia e Bombino chiamato Uattàn, un omaggio al padre (in barese significa “papà”). Una cantina che unisce radici familiari, identità territoriale e una visione attenta alla qualità.

Queste cantine raccontano un territorio che sta cambiando, senza rinnegare la propria storia. I Castelli Romani oggi non sono solo Frascati “da osteria”, ma un laboratorio vivo di vignaioli artigiani, tra recupero dei vitigni storici, sperimentazione e voglia di costruire un linguaggio contemporaneo del vino laziale.

Un buon motivo in più per guardare oltre Roma e andare a bere (bene) appena fuori città.

Di Carlotta Bernardini

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