Il cuore popolare di Trastevere si rifà il look.

Ciò che rende il Bar San Calisto, però, uno dei luoghi più amati dai romani – nel cuore di un rione tra i più turistici della città – è sempre stata l’atmosfera: immobile da oltre quarant’anni, autentica, popolare, profondamente romana.

Un posto dove “darsi la punta”, incontrarsi senza programmi, sedersi nella piazzetta che gli dà il nome e lasciare che il tempo scorra. Ed è proprio per proteggere tutto questo che, dopo decenni, il San Calisto si prepara a un restyling.

I lavori di ristrutturazione sono iniziati da poco e si concluderanno presumibilmente entro la seconda metà di febbraio. La prima cosa da chiarire è anche la più importante: nessuna vendita, nessun cambio di gestione, nessuna rivoluzione.

Il San Calisto resta saldamente nelle mani della stessa famiglia che lo guida da sempre. Il locale, rimasto quasi identico dagli Anni ’80, aveva semplicemente bisogno di un intervento fisiologico per contrastare l’usura del tempo, inevitabile per un bar frequentato ogni giorno da centinaia di persone.

Il “Sanca”, come lo chiamano affettuosamente i suoi habitué, nasce come piccolo bar rionale a una sola serranda. È il 1969 quando Marcello Forti, arrivato a Roma dall’Abruzzo dopo una lunga gavetta nella ristorazione, rileva il locale in Piazza San Calisto – che ogni romano ha sempre pronunciato “San Callisto”.

Da dietro la cassa, ruolo che occupa da una vita, Marcello trasforma quel bar in un punto di riferimento trasversale: giovani, anziani, studenti, lavoratori, romani di ogni età e anche turisti, senza che questi ultimi ne prendano mai il sopravvento. Con il tempo il locale si espande, inglobando una merceria vicina, ma il vero centro della vita resta sempre la piazza, animata fin dalle sei del mattino fino alle due di notte.

Oggi accanto a Marcello c’è il figlio Valerio, 35 anni, cresciuto dietro quel bancone. Ed è lui a chiarire il senso dell’intervento: «È come cambiare la cornice alla Gioconda. Il quadro resta lo stesso».

Nulla cambierà nella proposta di cibo e bevande, né tantomeno nei prezzi. Le novità riguardano gli spazi:

-un nuovo bancone a L, sempre in legno ma con top in marmo

-il rifacimento del pavimento nella seconda saletta

-piccoli aggiornamenti alle sedute esterne per adeguarsi alle norme sul decoro urbano

Intoccabile invece lo spirito del locale, così come i quadri, i cimeli calcistici e l’identità visiva che lo rendono immediatamente riconoscibile.

Il progetto è stato sviluppato insieme a Sifa Arredamenti, con l’idea di riportare il bar ancora più indietro nel tempo, ispirandosi alle vecchie botteghe e macellerie di una volta. Un restyling che non guarda al futuro per snaturare, ma per preservare.

La notizia della chiusura temporanea ha scatenato una forte reazione emotiva: c’è chi ha festeggiato il cambiamento e chi ha borbottato, temendo di perdere “il proprio posto”. Molti sono passati negli ultimi giorni per un saluto, come se il San Calisto stesse per sparire.

Il Bar San Calisto si rinnova perché possa continuare a vivere, a essere vissuto, a restare quello che è sempre stato: un luogo senza tempo, dove Roma si racconta senza filtri e senza mode.

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