Chi desidera conoscere il Giappone più autentico deve scoprire le izakaya, locali informali che rappresentano l’anima conviviale del Paese del Sol Levante.

La cucina giapponese è molto più di sushi e sashimi. Chi desidera conoscere il Giappone più autentico deve andare oltre il crudo e scoprire le izakaya, locali informali che rappresentano l’anima conviviale del Paese del Sol Levante. Spazi dove ci si ritrova dopo il lavoro o con gli amici, si brinda con il sake e si condividono tanti piccoli piatti: fritti, spiedini, zuppe, ramen, tofu, carne e pesce.

Roma, da sempre attenta alle nuove tendenze gastronomiche, negli ultimi anni ha visto nascere una vera e propria scena “izakaya”, fatta di insegne che reinterpretano la tradizione con autenticità e stile.

Ecco una mappa delle izakaya più interessanti della Capitale, per un viaggio tra yakitori, sake e atmosfera giapponese.

Aiki – Colli Portuensi

Un piccolo gioiello che guarda al modello delle izakaya e degli yokochō, i minuscoli locali raccolti intorno a un bancone. Ideato da Carlo Cocorullo, Aiki unisce cucina e cultura del sake: la cantina offre degustazioni con pairing (anche metodo Kimoto), mentre in cucina lo chef Gabriele Seprano propone piatti come gyoza, tofu marinato, pancia di maiale in tripla cottura e manzo con ponzu.

📍 Via Gaetano Rappini 23 | @aiki.pub

Ie Koji – Cipro

L’izakaya di chef Nakai, originario di Kobe, è un piccolo angolo del Giappone più autentico. L’ambiente, progettato da Valeria Vecellio, alterna separé in legno, maschere kabuki e lanterne di carta. Da provare la potato salad della mamma di Koji, le crocchette korokke di wagyu, noodles e pesce del giorno.

📍 Via Marcantonio Bragadin 13 | @iekoji_japaneseizakaya

Kou Kou – Prati

Più che un ristorante, è un incontro tra Giappone e Italia. Paola Mazzeo e Wataru Izumu portano a Roma la filosofia washoku, affiancando ai piatti tradizionali una raffinata pasticceria francese. In menu: sukiyaki, donburi, ramen, karaage e bento, seguiti da dolci unici come cheesecake ai fiori di sakura o crème caramel alla soia grigliata.

📍 Via Monte Pertica 41 | @kou.kouroma

Mikachan – Infernetto

Uno dei ristoranti giapponesi più ricercati della città, con solo una ventina di coperti e prenotazioni sempre difficili. Micaela Giambanco, dopo un lungo percorso in Giappone, propone tre menu fissi: dal Torikatsu con zuppa di miso al percorso sushi e sashimi, fino alla formula ramen & gyoza.

📍 Via Torcegno 39 | @mikachan_ristorante_giapponese

Nomisan – Mezzocammino

Creato da Chikako Masuda e Massimo Patrignani, unisce armonia giapponese e gusto italiano. Pesce freschissimo, donburi, yakitori, agemono e onigiri convivono in un menu che celebra la tradizione di famiglia. Da non perdere il percorso degustazione in quattro o sei portate.

📍 Viale Gianluigi Bonelli 237 | @nomisan_ristorantegiapponese

Sake Boutique – Piazza Albania

Raffinato e contemporaneo, questo locale è un tempio del sake, con una selezione curata insieme alla Sake Sommelier Association. In abbinamento, piatti come oyakodon, gyoza cake, takoyaki, unagi sul riso e omurice. Per chiudere, mochi e kohi-zeri con gelatina di caffè.

📍 Piazza Albania 1 | @sakeboutiqueizakaya

Tanuki Izakaya – Ostiense

Tra legno, oro e rosso, il Tanuki accoglie in un’atmosfera calda e conviviale. In menu: insalata di polpo takosu, banban chashu di maiale, pollo fritto con salsa ponzu, spiedini yakitori e curry con cotoletta o verdure. Ampia la selezione di sake e distillati nipponici.

📍 Via del Gazometro 36 | @tanukizakaya

Umami – Appio Claudio

Un punto di riferimento per la cucina giapponese eseguita con rigore e tecnica. Claudio Farinelli propone tofu agedashi, korokke di zucca, ramen e udon, petto d’anatra allo shio koji e salmone al mirin. Da non perdere l’antico sushi oshizuhi, tipico del Kansai.

📍 Via Mario Menghini 99 | @umami_roma

Dalle atmosfere intime di Aiki ai sapori moderni di Kou Kou, le izakaya romane raccontano il Giappone vero: quello della condivisione, del gusto e del brindisi col sake. Un viaggio nella cucina nipponica più autentica, senza lasciare la Capitale.

Di Carlotta Bernardini

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