Vent’anni di autentica cucina coreana nel cuore di Trastevere.
Trastevere ha mille volti, ed è qui, all’angolo tra via Roma Libera e via Luigi Santini, che da vent’anni esiste un piccolo pezzo di Corea: IGIO, ristorante coreano aperto nel 2005, oggi punto di riferimento per chi cerca sapori autentici e un’atmosfera sincera, lontana dalle mode del momento.
Dietro IGIO c’è una storia di passione e radici. La chef Kim Sin Ae e il marito Jung Jong Gyu arrivano in Italia nel 1992 per studiare canto lirico, ma presto la loro vocazione cambia direzione. La musica lascia spazio alla cucina, e con l’aiuto dei figli – oggi parte attiva del locale, come la giovane Hana – nasce un progetto che porta a Roma l’anima della Corea più vera.
L’ambiente è intimo e accogliente, con arredi semplici, teli che richiamano le hanok, le case tradizionali coreane, e una televisione che trasmette programmi del Paese d’origine. Alle pareti, immagini che alternano icone pop come i BTS e IU ai templi antichi, raccontando il dialogo continuo tra passato e presente.
Il menu è una guida chiara e illustrata nel mondo della cucina coreana, pensata anche per chi si avvicina per la prima volta. Appena arrivano i banchan, i piccoli contorni che accompagnano ogni pasto, si entra subito nel vivo dell’esperienza: kimchi, verdure fermentate, piatti piccanti o delicati, tutti serviti in ciotoline che invitano alla condivisione.
La cucina di IGIO non cerca compromessi. È un viaggio autentico che racconta la tradizione coreana così com’è, senza adattamenti. I piatti forti arrivano con decisione: i Tteokbokki, gnocchi di riso immersi in salsa piccante e dolce, sono pura dipendenza; il Jjajangmyeon, noodle con salsa nera di soia e maiale, è il comfort food per eccellenza; lo Japchae, spaghetto di patate dolci, conquista con la sua leggerezza.
Il profumo del barbecue è parte integrante dell’esperienza. Il Bulgoghi, manzo marinato da cuocere sul fornelletto al tavolo, sprigiona un aroma irresistibile, mentre le L.A. Galbi, costolette sottili grigliate, sono un concentrato di gusto e succulenza.
Immancabile il Dolsot-Bibimbap, servito nella tradizionale ciotola di pietra bollente: riso, verdure, tuorlo crudo e spezie si mescolano creando un piatto iconico e appagante. Da provare anche il Duegi Galbi Kimchi Gim, stufato di costine di maiale e kimchi, noto in Corea come bab-doduk, il “ruba-riso”, perché una ciotola non basta mai.
E poi arriva lui, il K-Chicken, vero protagonista di IGIO. Croccante, dorato, irresistibile: nella versione classica celebra la leggerezza della frittura, mentre in quella glassata trova la sua gloria definitiva. La salsa dolce-piccante che lo avvolge è un equilibrio perfetto di sapori che lascia il segno — e un’irresistibile voglia di tornare.
A vent’anni dall’apertura, IGIO continua a essere una certezza per chi cerca autenticità. Un ristorante di quartiere che racconta la Corea senza filtri, con una cucina che emoziona, conforta e conquista, proprio come un abbraccio.
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Via Roma Libera, 10
Di Carlotta Bernardini

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